Aglio di Resia

Un tempo nelle serate estive – dopo il raccolto che avveniva tra la fine di luglio e la prima decade di agosto – si intrecciavano lunghe reste che venivano appese fuori dalle case e consumate a poco a poco. Oggi l’aglio è confezionato in piccoli mazzetti da 4-5 bulbi e si conserva anche per un anno. Lo strok è particolarmente adatto alla produzione di salumi perchè è dolce, privo dell’aroma a volte acre delle varietà più comuni.

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Cipolla di Cavasso

Dentro, un cuore croccante e dolce, che la rende ottima anche da mangiare cruda e mai piccante.
La sua coltivazione era molto redditizia e le donne, a fine gennaio, la seminavano pazientemente in un terreno riparato, la trapiantavano dopo un paio di mesi e la raccoglievano alla fine dell’estate.

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Formadi Frant

La Carnia, zona tra le più intatte dal punto di vista naturalistico dell’intero arco alpino, deve anche all’isolamento e all’estrema povertà delle sue valli la consuetudine di non sprecare mai nulla di ciò che poteva servire per la sussistenza. Il Formadi Frant è senza dubbio una delle più emblematiche ed interessanti di queste: un procedimento adottato per salvare le forme di formaggio di malga “difettose” o che semplicemente non potevano essere avviate alla stagionatura, perché magari gonfiate o con la crosta spaccata.

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Formaggio delle latterie turnarie

La tradizione delle latterie turnarie era un tempo diffusa in tutto il Friuli; dal 1880, anno in cui viene istituzionalizzato il sistema delle latterie con la prima latteria a Collina di Forni Avoltri, ne sono nate a decine su tutto il territorio friulano.

Era un modo di gestione del latte economico e facile, adatto alla produzione casearia di piccola scala tipica del territorio friulano, con numerosi allevatori sparsi in ogni borgata.

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La Rosa di Gorizia

Gorizia giace sul lato sinistro del fiume Isonzo sulla pianura alluvionale da esso creata ed è attorniata da colline di origine eocenica che, ad est appartengono alla Repubblica di Slovenia, mentre a nord ovest, costituiscono il Collio, famoso per i suoi vini e frutta. La grande varietà di ambienti e culture che gravitano su di essa ha prodotto nei secoli una ricca e variegata tradizione gastronomica. Negli orti cittadini e nelle zone agricole poste alla periferia della città, da tempo immemore si coltiva una varietà locale di radicchio rosso (Cichorium intybus) simile ad una rosa appena sbocciata: la rosa di Gorizia.

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Pan di Sorc

Molti artigiani e operai partivano stagionalmente dal Gemonese per lavorare nelle fornaci di mezza Europa e tornavano a casa riportando usi e costumi stranieri, ma anche abitudini gastronomiche. Così si pensa sia nato il pan di sorc, un pane dolce e speziato, ricco di contaminazioni d’oltralpe che le famiglie gemonesi preparavano per le feste ma che si consumava e regalava in particolare in occasione del Natale.

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Pestat di Fagagna

Il pestât è un modo semplice per conservare nel lardo di suino i profumi e i sapori delle erbe e delle verdure provenienti dagli orti nel periodo autunnale. I maiali, quasi sempre allevati allo stato semibrado con un’alimentazione naturale (originariamente appartenevano ad una razza autoctona) o comunque provenienti da piccoli allevamenti locali, forniscono un lardo di grande qualità, ottima base per la preparazione tradizionale e artigianale di questo prodotto.

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Pitina

Di origini contadine, nascono per soddisfare l’esigenza di conservare la carne nei mesi autunnali e invernali, in zone tradizionalmente povere, come quelle delle valli a nord di Pordenone: se si uccideva un camoscio o un capriolo, se si feriva o ammalava una pecora o una capra (troppo preziose per essere macellate), si doveva trovare il modo di non sprecare nulla. Da queste esigenze di conservazione delle carni nacquero la pitina e le sue varianti peta e petuccia, che differivano dalla pitina per le diverse erbe aromatiche aggiunte nell’impasto e, nel caso della peta, per le dimensioni più grandi.

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Radic di Mont

Nel mese di maggio, quando la neve si ritira, i malgari della Carnia raccolgono sugli alpeggi un tenerissimo radicchio selvatico che consumano in insalate o frittate. Il nome scientifico è Cicerbita alpina, ma in questo angolo di Friuli è conosciuto come radìc di mont, o radìc dal glaz, e molti appassionati raccoglitori, muniti di sportine di tela o di cestini, attendono la fine dell’inverno per salire ad alta quota, oltre i mille metri, e raccogliere questa prelibatezza assolutamente spontanea.

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